7 cibi estivi che aiutano a dimagrire

La bella stagione è ormai alle porte: anzi, ormai si può dire che sia già arrivata, e sempre più persone sono letteralmente terrorizzate dall’imminente prova costume. Fortunatamente esistono alcuni cibi estivi che possono aiutarci a dimagrire in maniera semplice e gradevole grazie al loro sapore fresco e genuino vediamo quali:

1) Carne magra

Che si parli di pollo, coniglio o tacchino questo tipo di carne magra rappresenta uno dei cibi estivi più gustosi e nutrienti.
In particolare essi sono ricchi di proteine e poveri di grassi e permettono così una corretta alimentazione senza andare ad intaccare la nostra linea.

2) Carote

Anche le carote sono dei cibi estivi molto consigliati in quanto, oltre ad essere molto leggeri, aiutano a prevenire i tumori e mantengono la pelle elastica e sana.

3) Mirtilli

I mirtilli, oltre ad essere dei frutti assolutamente gustosi, sono incredibilmente indicati tra i cibi estivi migliori per dimagrire. Essi, inoltre aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a dare energia.

4) Melograno

Anche se non si trova sempre nella bella stagione, il melograno è uno dei migliori cibi estivi in assoluto. Oltre ad essere un ottimo antiossidante, infatti, esso contiene numerosi principi nutritivi utili per il nostro organismo. Si consiglia di consumarlo in formato liquido grazie all’utilizzo di appositi spremi melograno, che potete tranquillamente acquistare qui: spremimelograno.net.

5) Ananas

Anche l’ananas è da prendere in considerazione quando si parla di cibi estivi. Essa, infatti favorisce la digestione ed agisce in maniera efficace sul metabolismo dei grassi.

6) Pomodori

Il pomodoro è un ortaggio tipicamente estivo che ha delle incredibili proprietà antiossidanti. Oltre a questo ha un elevato potere rinfrescante soprattutto se abbinato a squisite insalate o a pasta integrale.

7) Pesce

Infine come non nominare il pesce tra i cibi estivi più caratteristici. Esso nello specifico è ricco di omega 3 ed omega 6 e può essere preparato in numerosi modi diversi.

Come garantire la sicurezza nei campi paintball

La sicurezza in un campo da paintball è l’aspetto più importante da tenere in considerazione al momento del suo allestimento; il paintball è infatti un’attività dal rischio infortuni estremamente basso, purché se ne rispettino le regole di sicurezza fondamentali. La responsabilità di predisporre tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza in un campo è sicuramente del gestore dello stesso, ma poi conta molto il comportamento dei giocatori e la loro attenzione alle regole. Per questo oltre ad un corretto allestimento è necessaria anche una efficace e costante attività di sensibilizzazione e informazione prima e durante il gioco.

Vediamo ora quali sono le misure da tenere in considerazione nellallestimento di un campo:

Per prima cosa il campo di gioco va interamente recintato con una rete di sicurezza prodotta appositamente per il paintball, che permette di trattenere le palline che la vanno a colpire senza farle uscire dal campo, ma allo stesso tempo permette di vedere cosa succede allinterno del campo dallesterno, offrendo la possibilità al pubblico di seguire il gioco e allo staff di controllare cosa succede e prevenire eventuali situazioni rischiose.
Le reti da paintball vengono prodotte con altezze che variano dai 3 ai 6 metri di altezza, mentre i rotoli in cui vengono confezionate hanno di solito una lunghezza di 100 metri. La scelta dellaltezza della rete va fatta in base al contesto, ovvero tenendo in considerazione cosa va protetto e a quale distanza si trova. Noi consigliamo nella maggior parte dei casi di utilizzare unaltezza di 5 metri, che si è dimostrata nel tempo la più idonea, tantè che è divenuta lo standard nei campi da competizione per lo speedball dove vengono tirate una gran quantità di paintball a distanze ravvicinate.
Va creata una “safety area”, ovvero una zona di sicurezza a ridosso del campo di gioco, anch’essa recintata con la stessa rete di sicurezza. Per entrare e uscire dal campo di gioco bisognerà obbligatoriamente passare per la “safety area”. Per lo staff del campo sarà in questo modo più semplice controllare all’interno della “safety area” che i giocatori indossino sempre la maschera prima di entrare in campo e la tolgano solo dopo essere usciti, viceversa tolgano il tappo/calzetto di sicurezza dalla canna solo dopo essere entrati nel campo e lo rimettano sempre prima di uscire. E’ consigliato apporre cartelli per ricordare il rispetto di queste procedure di sicurezza all’ingresso e all’uscita del campo di gioco.

Esternamente al campo suggeriamo di tenere il pubblico ad una distanza di circa 1,5 metri dalla rete di sicurezza. Questo può essere fatto sia posizionando dei cartelli di avvertimento sulla rete stessa, sia delimitando la distanza di sicurezza con un cordino o un nastro.

Pizza funghi mozzarella e salsiccia

La pizza funghi, mozzarella e salsiccia è ideale per cena, per quando si ha voglia di una buona pizza casereccia.

E un piatto completo perchè ha tutti i nutrienti che servono.. i carboidrati, le proteine e fibre.

Basti pensare a tutte le proprietà benefiche dei funghi. Tutti sappiamo che sono ricchi di fibre e fonte di calcio, potassio, selenio e sono ricche di vitamine del gruppo B. Inoltre contrastano linvecchiamento e sono antitumorali.

Per scaricare il file in pdf clicca qui pizza mozzarella,funghi e salsiccia

Ingredienti per 4 persone

500 g di farina 00
150 g di lievito madre o 1 cubetto di lievito
180 ml di acqua circa (o comunque qb per sciogliere il lievito)
15 ml di olio d’oliva
3 cucchiaini di sale
Per il sugo:
700 g di funghi o 600 se surgelati
1 spicchio d’aglio
6 cucchiai di olio d’oliva
2 salsicce
2 mozzarella piccole
sale qb
1 /2 bicchiere di vino bianco
parmigiano qb

Procedimento

Se si usa il lievito madre bisogna rinfrescarlo e farlo lievitare 2 ore circa prima di usarlo.

Sciogliere in acqua tiepida il lievito madre (o il cubetto di lievito di birra).

Setacciare la farina e poi aggiungerci il sale e l’olio.

Aggiungerci anche l’acqua in cui abbiamo sciolto il lievito madre o di birra.

Impastare fino a quando non otterrete un panetto.

Mettere a lievitare altre 3 o 4 ore circa, a seconda della temperatura esterna.

Suggerimenti: se avete fretta o non volete aspettare molto tempo per la lievitazione, mettete limpasto in forno con luce accesa a lievitare per un paio dore ricoprendolo con un panno di cotone.

Tagliare l’estremità del gambo dei funghi, raschiando con un coltello la superficie e ripulendoli con un panno umido (Se sono surgelati cuocerli prima in acqua come suggerisce la confezione ).

Privare le salsicce del budello e ridurle a pezzetti.

Far rosolare l’aglio nell’olio, aggiungere le salsicce e sfumare col vino, aggiungere dopo qualche minuto I funghi, salare e cuocere circa 20 minuti.

Tagliare la mozzarella in piccoli pezzi e sgocciolarla bene.

Ungere la teglia e stendere l’impasto.

Metterci sopra il sugo di funghi e salsicce, cospargere la mozzarella ed il parmigiano. Infornare a 180 gradi per 20 minuti circa.

Come diventare un Travel blogger professionista

Anche se non riconosciuta come una vera e propria professione, diventare travel blogger, può con il tempo, la dedizione, la passione e tanto impegno, essere il tuo lavoro. Abbiamo tanti esempi in Italia e soprattutto allestero che, di questa professione, si può vivere. Come diventare un travel blogger professionista? Innanzitutto devi aprire un travel blog, devi curarlo in tutti i suoi aspetti e soprattutto devi cominciare a scrivere allinfinito.

Ogni progetto, ogni travel blog, è a se. Non esiste una ricetta unica per tutti e chi vi dice il contrario vuol dire che non ci capisce molto. Ogni blog ha un suo stile, un tono di voce, un modo diverso di approcciarsi, una tipologia di scrittura diversa. Il tempo ti darà ragione, solo il tempo. Io ci ho messo 2 anni, altri ci mettono meno ma comunque investire tempo e denaro è inevitabile.

Devo essere molto chiaro con te. Io lo faccio di professione, amo il mio lavoro, lo faccio per 12-18 ore al giorno, weekend inclusi. Gestisco 2 blog, un sito di viaggi e curo molti progetti in ambito travel. Questa è la mia professione.

Per arrivarci però ci ho messo tanto tempo, tanta esperienza e soprattutto non sono mai stato in primis un travel blogger. La mia formazione è ben diversa perché nasco prima come appassionato di informatica, il classico smanettone che tutti chiamiamo quando abbiamo un problema al PC. Poi per forza di cose, ho capito che al mio progetto dovevo affiancare un blog, una piattaforma dove gli utenti potevano informarsi, cercare itinerari, essere ispirati. Non lavessi mai fatto !

Sono stato spesso criticato dalla comunità dei travel blogger ma sono andato avanti con il mio percorso perché quello che mi interessava era portare a termine i miei progetti. Oggi il mio blog conta più di 1800/2000 visite uniche al giorno e sono fiero del mio lavoro. Ma la mia indole smanettona rimane sempre!

Voglio subito sfatare un mito. Essere Travel blogger professionisti non vuol dire aprire una Partita IVA.

Ci tenevo a dirtelo subito perché in molti sono confusi in tal senso e hanno le idee poco chiare su cosa vuol dire essere un travel blogger di professione o altro. Non è la partita Iva che fa il professionista ma la professione che fa la partita iva. 

Ovviamente per aprire una partita iva vorrà dire che ci sono introiti, che la cosa funziona, che ricevi ordini, commissioni o qualsiasi altro che possa sostenere la spesa di un fardello così grande come: tasse, previdenza, e quantaltro.

Ci sono grandi scelte da affrontare, grandi prove. Non farti illudere da chi ti dice che è tutto rose e fiori. I pochi che ci sono riusciti si contano sulle punta delle dita e, di quei pochi, non vivono solo questo ma affiancano altre attività lavorative. Te lo dico perché la percezione che si ha dallesterno sembra che tutti siano dei grandi viaggiatori con grandi sponsor alle spalle, tutti abbiano un mondo di aziende che li circonda, ma poi alla fine parte del viaggio se lo pagano di tasca propria ma questo è un altro discorso che affronterò magari in un altro articolo.

La Passione 

In molti sostengono che non basta, io invece dico che è essenziale. Senza la passione le cose non si fanno, senza la voglia di fare, di inventare, di crescere non si va da nessuna parte. Un lavoro che non ti piace non è il tuo lavoro e se hai la possibilità di scegliere, sceglitelo così come te lo immagini. La passione può farti arrivare davvero in alto se vuoi.

Viaggia

Viaggiare vuol dire anche andare a vedere un museo o degli scavi archeologici vicino o nei pressi della tua città. Comincia da li e piano piano, secondo le tue possibilità, vai sempre più lontano. Mi sembra superfluo spiegarti come prendere un aereo low cost o viaggiare a basso costo. Non per forza bisogna fare viaggioni per essere fighi con gli altri cerca di trovare il tuo equilibrio e quando puoiviaggia. Verrà poi il momento che ti chiederanno di viaggiare per poter parlare di un determinato luogo. Gli investimenti iniziali verranno ripagati sicuramente.

Scrivi

Scrivi un articolo al giorno o almeno 3 a settimana come se te lo avesse prescritto il medico. Devi creare il tuo pubblico, devi fidelizzare il lettore, devi cercare di capire cosa vogliono e quando lo vogliono. I lettori sono tutti di passaggio ma ritornano con facilità se quello che gli hai offerto gli è servito. Scrivere fa bene a te per tenerti in allenamento e fa bene al lettore perché cerca sempre nuovi spunti. E se quel giorno non ti va di scrivereesci fuori casa, fai un bel respiro e fai una passeggiata troverai ispirazione.

Digital Pr

Ti ho già spiegato in un altro articolo sul blog come creare un Media Kit. Bene sappi che i contatti sono fondamentali in questo lavoro. Non pensare che gli Enti del Turismo o Aziende siano così propense ad investire su di te. Devi proporti tu. Sii partecipativo, investi il tuo tempo per partecipare ad incontri, fiere, presentazioni di libri, speech, e tutto quello che ti può essere utile per incontrare gente e per proporre il tuo blog. Crea biglietti da visita, brochure, gadget, e quantaltro per poter presentare al meglio il tuo travel blog e per far si che ci spossa essere un contatto. Alla fine i tuoi sforzi verranno ripagati. I rapporti personali sono uno degli aspetti più importanti di questo professione.

Cura i Social

I social sono il primo biglietto da visita che un azienda o un Ente del turismo va a vedere. Curane tutti gli aspetti dallimmagine alla programmazione di post e cerca di attirare quanto più pubblico possibile. Facebook, Instagram, Twitter, Pinterest, Google+ e Snapchat sono quelli di maggior successo al momento in cui scrivo. Ovviamente da non sottovalutare anche un buon profilo LinkedIn per poter valutare proposte ed avere un mini curriculum online da presentare. Accettate le critiche, sappiate rispondere con moderazione ai commenti, non siate maleducati. Le critiche arriveranno soprattuto quando inizierete ad avere un buon livello. Quando arrivano vuol dire che è arrivato il vostro momento.

Chiedi aiuto ad altri

Nessuno ti dirà i suoi segreti. Ma non è sempre vero. In Italia ogni travel blogger cura il suo piccolo orticello, cè chi poi crea questorticello e lo fa diventare un grande orto con una serra, ma sicuramente ci sono tanti gruppi su Fb che possono aiutarti a seconda del problema che vuoi affrontare. Mi piacerebbe creare un gruppo anche per Tbtips in modo tale da aiutare chi è in difficoltà. Ne cito alcuni: Per la SEO come gruppi su Facebook cè sicuramente Fatti di SEO per il Blogging cè Blogging Coach o anche Blogging Experience, per chi vuole aiuto su Wp e affini cè Fatti di WordPress o anche WordPress Facile e tantissimi altri. Ci sono intere comunità pronte ad aiutarti. Le difficoltà sul campo sono quelle che ti faranno crescere di più.

Conclusioni

In realtà non esiste una vera e propria ricetta per diventare un travel blogger professionista. Dovrai scoprirlo vivendo la tua vita e la tua professione. Io non sono nessuno per insegnare a te come fare sarai tu a capirlo col tempo. Posso darti delle indicazioni, delle linee da seguire in base alla mia esperienza ma è pur sempre la mia. Sarà poi il tempo e la dedizione a darti ragione. Se vuoi che il tuo lavoro sia questo, fai di tutto per arrivarci, senza strafare e senza fretta di arrivare anche perché in Italia al giorno doggi avere una partita Iva costa molto quindi occhio!!

Allestire un acquario di acqua dolce

Iniziamo l’articolo con alcune informazioni di base sull’allestimento di un acquario d’acqua dolce.
Se hai deciso di cimentarti nellallestimento di un acquario di acqua dolce, qui puoi trovare tutte le indicazioni necessarie per partire nel modo migliore.
Avere un acquario in casa, non significa solamente possedere un oggetto ornamentale che possa rendere maggiormente piacevole il nostro arredamento.
Andremo invece ad ospitare creature che meritano tutte le nostre attenzioni, senza le quali non potrebbero vivere, attenzioni che in egual misura dedichiamo ad un gatto, un cane, od un qualsiasi altro animale decidiamo di far vivere insieme a noi.
La passione che si svilupperà per i nostri ospiti, pesci o piante che siano, ci coinvolgerà e ci appassionerà in maniera inevitabile.
Ci affezioneremo, sembra ombra di dubbio.
È bene chiarire sin dal principio, che un acquario richiede tempo e cura da parte di chi lo possiede.
Tempo e cure che saranno ampiamente ripagati, nel vedere pesci che si riproducono, piante che crescono rigogliose, grazie anche alle nostre attenzioni.
Sì, perchè la maggior parte del lavoro, quella parte più impegnativa, la svolgerà il “piccolo” ecosistema che prenderà vita dentro le pareti di vetro di quel contenitore denominato acquario.
Avere un acquario, significa osservare un mondo meraviglioso, in grado di stupire e farci riflettere. Resteremo affascinati nellosservarne levoluzione di cui potremo esserne partecipi.
Possiamo affermare con serenità, che la passione per lacquario, non è per chi “va di fretta”.
Al contrario, è per chi ama andare un po più lentamente, prendersi il giusto tempo per osservare, documentarsi, arricchire il proprio bagaglio di esperienze, di sapere, perchè saranno davvero tante le cose nuove che potremo apprendere ogni giorno avendo una acquario in casa, e ci ritaglieremo con piacere, quotidiamente, una fetta di spazio tutta per noi, e per i nostri ospiti.
Non dimentichiamolo mai, che andiamo ad ospitare esseri viventi, che nulla ci hanno chiesto, non lo hanno preteso di venire a vivere espressamente nel nostro acquario, quindi se decidiamo di averli con noi, diamo loro le giuste attenzioni.
Osservare da vicino le foglie delle piante che la mattina si schiudono pronte a ricevere la luce, guardare i pesci che prenderanno via via familiarità con il biotopo che andremo a ricreare, sono emozioni che non valgono quanto le parole.

Avremo a tutti gli effetti un piccolo (e grande) angolo di natura in casa nostra, e le difficoltà che si andranno ad incontrare strada facendo, le potremo risolvere senza fatica, ma con un pizzico di quella virtù che si chiama pazienza, grazie allesperienza che acquisiremo giorno per giorno, e ne faremo tesoro.
Ad acquario vuoto, è bene dedicare una buona parte di tempo per pianificare lallestimento, questa è una scelta che si rivelerà senza dubbio azzeccata, invece che correggere le mancanze dovute ad un allestimento fatto di fretta.
Lasciamo perdere la fretta quando ci dedichiamo allacquario.
Il desiderio di vederlo allestito e funzionante è normale, ma vale davvero la pena di dedicare del tempo in più per pensare una soluzione che potrà consolidarsi negli anni a venire.
In particolar modo quando di tratta di acquari di capienti dimensioni, è bene progettare un buon inizio per poter poi ricavare delle soddisfazioni dal mondo meraviglioso che può offrire un acquario di acqua dolce allestito con cura.
Molteplici fattori rivestono una fondamentale importanza nellallestimento:
il posizionamento dellacquario innanzitutto, perchè una volta piazzato, ovviamente non sarà più possibile spostarlo, è bene quindi posizionarlo in maniera tale che ci permetta, in modo agevole, di svolgere quei lavori di manutenzione necessari alla sua cura (es: cambi di acqua, pulizia del filtro, potatura delle piante, etc.), la scelta del terriccio da utilizzare, il sistema di riscaldamento da scegliere, predisporre un buon filtraggio, decidere da subito che tipo di biotopo vogliamo ricreare.
Un acquario dedicato ai Ciclidi sudamericani ad esempio, non potrà avere la stessa connotazione di un altro dedicato ai Cobitidi asiatici.
Anche la scelta delle piante quindi, è da tenere in considerazione, le dimensioni che possono raggiungere, il loro corretto posizionamento allinterno della vasca, la luce necessaria, ed altri fattori ancora.
Per poter ricreare un biotopo gradevole, e ben abitabile per i pesci, è preferibile scegliere piante e pesci che abbiano la stessa provenienza geografica.
In questo modo, cosa molto importante, riusciremo a far “combinare” le caratteristiche fisiche dellacqua, sia per le esigenze dei pesci che delle piante.
Avere un acquario ben tenuto, ricco di piante, in cui i pesci possano riprodursi, non è unimpresa così difficile, ma si rende necessario impegnare tempo, cura ed attenzioni, ed i buoni risultati arriveranno sicuramente.

Che cos’è un Indie Game?

Indie significa indipendente, e un gioco può dirsi tale quando, invece che essere sviluppato da una grossa azienda, viene realizzato da un singolo o da un gruppo privo di finanziamenti provenienti da terze parti, questo crea una situazione in cui i creatori del gioco possono avere il completo controllo di ogni aspetto dello sviluppo poiché non devono rispondere ad investitori, datori di lavoro o superiori di alcun tipo.

I giochi non indie, invece, sono prodotti in cui lo scopo principale, che regola ogni momento dello sviluppo, è realizzare un profitto. Non cè niente di male in questo, è normale che una software house che si occupa di videogames cerchi di mantenere un profilo economico solido, dopotutto quel profitto è fondamentale per pagare gli stipendi di tutti coloro che lavorano nellazienda e per continuare a produrre costantemente nuovi giochi.
Senza queste società avremmo molti meno videogame a nostra disposizione, per non parlare del fatto che molti dei migliori titoli nella storia dei videogiochi sono stati sviluppati proprio da questo genere di software house.

Le grandi software house non sono il male o un nemico da combattere, tuttavia lapproccio tipico di questo genere di azienda allo sviluppo di un videogioco ha delle conseguenze che si riscontrano nella grande maggioranza dei titoli da loro sviluppati: lomogeneità.
La causa principale è da ricercare nel vincolo chiave che si ripresenta ogni volta che una di queste aziende intraprende un progetto, ossia la necessità di generare un profitto, questo stato di fatto fa sì che sia molto più probabile che venga considerata unidea che possa garantire grandi vendite, mentre ogni progetto troppo innovativo e ogni idea troppo audace vengono visti come un rischio e, quindi, abbandonati in principio. Il prodotto finale sarà, quindi, un videogioco molto simile alla pletora di altri videogiochi già disponibili sul mercato allinterno di questo genere.
Ci sono ovviamente alcune differenze tra un gioco e laltro, ma queste rientrano sempre tra quelle caratteristiche già approvate e testate allinterno del mondo dei videogame, le vere innovazioni sono poche, spesso, anzi, inesistenti. Mentre nei rari casi in cui sono effettivamente presenti elementi di novità, essi non hanno rilevanza di primo piano allinterno del videogioco sviluppato.

Le vendite di videogiochi online sono in continuo aumento, notizia positiva per gli sviluppatori indipendenti.

Daltro canto, quando un singolo o un gruppo decidono di sviluppare un videogioco indipendentemente il loro obiettivo non è solo generare un profitto, desiderano anche poter creare il videogioco che piacerebbe giocare a loro, vogliono creare il videogioco che avrebbero sempre voluto esistesse.
Uno sviluppatore, che sia un programmatore, un grafico 2D o 3D, che si occupi di produrre musica o di qualunque altro aspetto nella creazione di un gioco, può benissimo cercare di farsi assumere da una software house già esistente, entrando così a far parte di progetti decisi da altri, ma se decide di essere uno sviluppatore indipendente è perché vuole creare qualcosa di diverso, perché non è soddisfatto di quello che offre lindustria videoludica.
Un indie dev non è un santo, chiunque crei un videogioco ha piacere nel vedere che questo ha successo e desidera poter guadagnarsi da vivere grazie al suo lavoro; la vera differenza sta nel creare un videogioco non solo per motivi economici, ma anche per la voglia di introdurre qualcosa di personale, qualcosa di innovativo e, talvolta, persino qualcosa di artistico nel proprio gioco.